
Paolo Mantovani durante il suo intervento al Samp Club Carige
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«Non
posso quantificare quanti anni ci vorranno ma posso dirvi che
ritorneremo ad essere più felici di oggi. In-somma come eravamo
qualche anno fa...».
Con queste parole, la voce rotta dall'emozione, il presidente
della Sampdoria Paolo Mantovani ha concluso il suo lungo
intervento in occasione della festa organizzata dal Sampdoria
Club Carige. Mantovani ha dunque inteso comunicare ai tifosi blucerchìati che i programmi della società sono tutt'altro che
proiettati verso un ridimensionamento. Anzi.
Il presidente ha parlato per oltre mezz'ora. Ha ricordato i suoi
primi contatti con la Samp. «Per spiegare cosa rappresenta
per me questa squadra devo risalire a 20 anni fa. All'epoca
avevo una simpatia per la Lazio. Essendo nato a Roma ne avevo,
per cosi dire, diritto. Alcuni amici mi invitarono ad assistere
ad un match tra la Samp e la squadra romana. Mi trovai in
imbarazzo: dovevo tifare "contro" chi mi aveva usato
grande cortesia. Questo approccio cosi gentile mi creò una
sensazione di debito e sapete che nella mia vita i debiti ho
sempre cercato di saldarli. Così giorno dopo giorno è nato un
rapporto di riconoscenza verso questi amici: tra parentesi
tranne il povero Rolandi sono ancora oggi tutti in vita».
«E'
difficile spiegare - ha continuato Mantovani - come dalla
riconoscenza è nato l'amore: è come chiedere agli innamorati
come sono arrivati a darsi il primo bacio.
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Comunque
non c'è stato nulla di preventivato. Il rapporto è nato in
punta di piedi, subito non ho avuto nulla di gratificante che
simpatia. Ricordo nitidamente le prime feste nei clubs. Non
erano come questa preparata da voi. Erano serate organizzate
nei sottoscala. Le domande che mi venivano rivolte erano:
"Cristin rimane o va via?". Poi a poco a poco siamo
cresciuti. Ricordo che quando diventai presidente avevo due
traguardi. Primo: non sentire più il coro "Resteremo in
serie A". Secondo: riempire lo stadio. In questo secondo
desiderio ammetto di essere stato aiutato da chi me lo ha
rimpicciolito... Questo obiettivo l'ho raggiunto il 19 maggio
1991 nella partita Sampdoria -Lecce. Quella dello scudetto, per
intenderci. Infatti ho dovuto, su richiesta del prefetto, far
entrare 182 tifosi pugliesi. Naturalmente senza biglietto: non
ce n'erano più. Ricordo di aver provato quel giorno sentimenti
di gioia e dolore. Loro retrocedevano e noi festeggiavamo. Una
sensazione che avevo provato anni prima: (1977 n.d.r.) noi
perdevamo in casa dalla Juve, scendevamo in serie B e loro
vincevano il campionato. Ritornando al nostro scudetto posso
dire che non "dovevamo" vincerlo. Tutti pensavano che
avremmo perso a Milano con l'Inter e da li sarebbe iniziato il
crollo. Invece ce l'abbiamo fatta. E tutti i nostri giocatori
sono diventati biondi...».
Il presidente ha quindi sottolineato l'inusuale rapporto che
esiste tra giocatori e tifosi della Samp. «Qui non si parla mai
dei singoli ma della squadra. Si è creato un rapporto di
fiducia. Un esempio? Ricordate quando alcuni anni fa Mancini
sbagliò un rigore con il Como e qualcuno parlò di errore
"voluto"? Non ci fu un solo tifoso che mi fermò per
chiedermi un chiarimento sull'episodio. Cosa è questa se non
fiducia? Con questi presupposti confesso che è stato più
facile lavorare, anche se il calcio è tutto meno che "normale".
Comunque siamo riusciti a far si che la Samp giorno dopo giorno
diventasse un punto di riferimento, una compagna di vita. In
questi anni il mio assillo è stato quello di rispettare tutti
e mi da un immenso piacere verificare che i nostri tifosi si
comportano allo stesso modo. Noi siamo sempre stati un po'
"speciali", sin dai tempi in cui ritornava Santin e lo
festeggiavamo. E' giusto cosi: dobbiamo gioire per i nostri
successi ma anche per quelli ottenuti da nostri giocatori con
altre maglie (sul viso del presidente compare un velo di emozione
n.d.r.). Ed i nostri vecchi pirati ricambiano questi sentimenti:
Cerezo dopo aver vinto a Tokio la Coppa Intercontinentale mi
ha portato la maglia che aveva in quella partita. Ha capito che
dovevamo esserci noi...».
Come aveva già affermato in occasione del sorteggio del "Ravano"
di sette giorni fa Mantovani ha ribadito la necessità di non
farsi "colonizzare". «Ci sono due squadre a Genova.
Perché tenere per altri? Se è il caso fate come ho fatto io,
ai vostri figli non date da mangiare per
"costringerli" a tifare Samp...».
Al termine della festa organizzata dal Sampdoria Club Carige
alla quale hanno partecipato Serena e Chiesa, il presidente
del club Pasquero ed il prof. Cuocolo, presidente della
"Fondazione Cassa di Risparmio" hanno consegnato a
Franca Fassio, consigliere della Samp, un assegno da devolvere
in beneficenza. Franca Fassio. scelta con la motivazione
"un premio alla Samp al femminile" ha deciso di consegnare
il riconoscimento alla Associazione Mauro De Andre. La signora
Flavia De André, moglie del giurista prematuramente
scomparso, ha ricordato l'impegno della Associazione, che ha
consentito a tre giovani meritevoli di avere borse di studio ed
ha dato vita ad una scuola forense. |
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