CORRIERE MERCANTILE  sabato 3 aprile 1993

Il presidente protagonista alla festa del Samp Club Carige

Mantovani, che show!

«Tranquilli, torneremo grandi». Un amarcord lungo 20 anni


Paolo Mantovani durante il suo intervento al Samp Club Carige
«Non posso quantificare quanti anni ci vorranno ma posso dirvi che ritorneremo ad essere più felici di oggi. In-somma come eravamo qualche anno fa...».
Con queste parole, la voce rotta dall'emozione, il presi­dente della Sampdoria Paolo Mantovani ha concluso il suo lungo intervento in occasione della festa organizzata dal Sampdoria Club Carige. Man­tovani ha dunque inteso comunicare ai tifosi blucerchìati che i programmi della società sono tutt'altro che proiettati verso un ridimensionamento. Anzi.
Il presidente ha parlato per oltre mezz'ora. Ha ricordato i suoi primi contatti con la Samp. «Per spiegare cosa rap­presenta per me questa squadra devo risalire a 20 anni fa. All'epoca avevo una sim­patia per la Lazio. Essendo nato a Roma ne avevo, per cosi dire, diritto. Alcuni amici mi invitarono ad assistere ad un match tra la Samp e la squadra romana. Mi trovai in imbarazzo: dovevo tifare "contro" chi mi aveva usato grande cortesia. Questo ap­proccio cosi gentile mi creò una sensazione di debito e sa­pete che nella mia vita i debiti ho sempre cercato di saldarli. Così giorno dopo giorno è nato un rapporto di riconoscenza verso questi amici: tra paren­tesi tranne il povero Rolandi sono ancora oggi tutti in vita».
«E' difficile spiegare - ha continuato Mantovani - come dalla riconoscenza è nato l'amore: è come chiedere agli innamorati come sono arrivati a darsi il primo bacio.
Comunque non c'è stato nulla di preventivato. Il rapporto è nato in punta di piedi, subito non ho avuto nulla di gratificante che simpatia. Ricordo nitidamente le prime feste nei clubs. Non erano come questa preparata da voi. Erano serate organiz­zate nei sottoscala. Le do­mande che mi venivano rivolte erano: "Cristin rimane o va via?". Poi a poco a poco siamo cresciuti. Ricordo che quando diventai presidente avevo due traguardi. Primo: non sentire più il coro "Resteremo in serie A". Secondo: riempire lo stadio. In questo secondo desi­derio ammetto di essere stato aiutato da chi me lo ha rimpic­ciolito... Questo obiettivo l'ho raggiunto il 19 maggio 1991 nella partita Sampdoria -Lecce. Quella dello scudetto, per intenderci. Infatti ho dovuto, su richiesta del prefetto, far entrare 182 tifosi pugliesi. Naturalmente senza biglietto: non ce n'erano più. Ricordo di aver provato quel giorno sentimenti di gioia e dolore. Loro retrocedevano e noi festeggia­vamo. Una sensazione che avevo provato anni prima: (1977 n.d.r.) noi perdevamo in casa dalla Juve, scendevamo in serie B e loro vincevano il campionato. Ritornando al no­stro scudetto posso dire che non "dovevamo" vincerlo. Tutti pensavano che avremmo perso a Milano con l'Inter e da li sarebbe iniziato il crollo. In­vece ce l'abbiamo fatta. E tutti i nostri giocatori sono diventati biondi...».
Il presidente ha quindi sotto­lineato l'inusuale rapporto che esiste tra giocatori e tifosi della Samp. «Qui non si parla mai dei singoli ma della squadra. Si è creato un rap­porto di fiducia. Un esempio? Ricordate quando alcuni anni fa Mancini sbagliò un rigore con il Como e qualcuno parlò di errore "voluto"? Non ci fu un solo tifoso che mi fermò per chiedermi un chiarimento sull'episodio. Cosa è questa se non fiducia? Con questi pre­supposti confesso che è stato più facile lavorare, anche se il calcio è tutto meno che "nor­male".
Comunque siamo riusciti a far si che la Samp giorno dopo giorno diventasse un punto di riferimento, una compagna di vita. In questi anni il mio as­sillo è stato quello di rispettare tutti e mi da un immenso pia­cere verificare che i nostri ti­fosi si comportano allo stesso modo. Noi siamo sempre stati un po' "speciali", sin dai tempi in cui ritornava Santin e lo fe­steggiavamo. E' giusto cosi: dobbiamo gioire per i nostri successi ma anche per quelli ottenuti da nostri giocatori con altre maglie (sul viso del presi­dente compare un velo di emo­zione n.d.r.). Ed i nostri vecchi pirati ricambiano questi senti­menti: Cerezo dopo aver vinto a Tokio la Coppa Interconti­nentale mi ha portato la maglia che aveva in quella partita. Ha capito che dovevamo esserci noi...».
Come aveva già affermato in occasione del sorteggio del "Ravano" di sette giorni fa Mantovani ha ribadito la ne­cessità di non farsi "coloniz­zare". «Ci sono due squadre a Genova. Perché tenere per altri? Se è il caso fate come ho fatto io, ai vostri figli non date da mangiare per "costringerli" a tifare Samp...».
Al termine della festa orga­nizzata dal Sampdoria Club Carige alla quale hanno parte­cipato Serena e Chiesa, il pre­sidente del club Pasquero ed il prof. Cuocolo, presidente della "Fondazione Cassa di Ri­sparmio" hanno consegnato a Franca Fassio, consigliere della Samp, un assegno da de­volvere in beneficenza. Franca Fassio. scelta con la motiva­zione "un premio alla Samp al femminile" ha deciso di conse­gnare il riconoscimento alla Associazione Mauro De Andre. La signora Flavia De André, moglie del giurista pre­maturamente scomparso, ha ricordato l'impegno della As­sociazione, che ha consentito a tre giovani meritevoli di avere borse di studio ed ha dato vita ad una scuola fo­rense.