La Gazzetta dello Sport - giovedì 28 aprile 1994

Consegnato ieri un premio al giocatore che è stato una grande bandiera sampdoriana

Dici Samp e pensi a quei due

Abbraccio Bernasconi-Mancini: mai nessuno più blucerchiato di loro

Ben 338 le presenze del primo contro le 334 dell'attuale capitano: «I primati sono fatti per essere battuti — ha detto "l'orsacchiotto" —, perciò faccio gli auguri a Roberto» - Il premio messo in palio dalla Banca Carige sarà devoluto in beneficenza all'Istituto Nazionale Sordomuti - Enrico Mantovani ha promesso di concludere prima della trasferta in Oriente i rinnovi dei contratti di Invernizzi, Nuciari, Lombardo e dello stesso Mancini

GENOVA — «La Sampdoria è un albero buono, e dà buoni frutti». Ha chiuso così, ringraziando com­mosso, padre Pietro Fusi, dell'Istituto Nazionale Sordomuti, al quale il premiato di ieri, una bandiera della Samp di tutti i tempi, ha devoluto il contributo finanziario collegato al premio.
I donatori erano i tifosi di un club un po' speciale come quello dei dipenden­ti della Banca Carige. Spe­ciale perché, in collegamento con la Fondazione dell'Ente, presieduta dal professor Fausto Cuocolo, attribuisce ogni anno un riconoscimento a un per­sonaggio blucerchiato im­preziosendolo con 4 milioni da devolvere in benefi­cenza.
Una cosa bella, insom­ma, perfettamente in linea con quanto la società di via XX Settembre sta fa­cendo in più di due lustri in varie occasioni, per sostenere concretamente chi ha bisogno o per smuovere l'attenzione della gente sui problemi dei meno fortu­nati. Ad avvalorare questa unità d'intenti tra il club della Carige e la società Sampdoria, ieri sera, a presenziare alla premiazione c'erano il presidente Enrico Mantovani, l'allenatore Eriksson e il capitano Ro­berto Mancini. Quest'ultimo c'era, in realtà, in una doppia veste. Perché il premiato di quest'anno è un giocatore simbolo come lui, soltanto con trent'anni di più sulla carta d'identità e con un intervallo altrettanto lungo nei campionati disputati in maglia blucerchiata.

Gaudenzio Bernasconi, allora detto «l'orsacchiot­to», era il numero cinque tout court di una Sampdoria che fu grande a sua volta in anni altrettanto difficili degli attuali per chi provava a scalare l'olimpo calcistico senza avere alle spalle le metropoli.


Una prodezza di Gaudenzio Bernasconi i maglia blucerchiata. in alto, Roberto Mancini,  il presidente Enrico Mantovani e Gaudenzio Bernasconi ieri (Tel. Pegaso)

«Con quella maglia, che ai miei tempi significava semplicemente centromediano, e cioè stopper e li­bero di se stessi — rammentava ieri sera Berna-sconi —, misi insieme 338 presenze nella Samp, dal 1954 al '65. Orgoglioso allo­ra come oggi, e grato a quanti si ricordano di me». «I primati sono fatti per essere superati — ha poi sorriso con affetto a Mancini —, perciò in bocca al lupo a Roberto che, tra cinque partite, mi avrà so­stituito in vetta a questo albo d'oro».

Sotto gli occhi compia­ciuti del presidente e del mister, il «vecchio» Gau­denzio (si fa per dire: «Ero 85 chili quando smisi di giocare e non ho preso un etto!» ammoniva lui), ha consegnato il virtuale testimone al capitano della Sampdoria di oggi: regalando un pizzico di commozione ai meno giovani dei numerosissimi tifosi intervenuti alla festa, e preparando, in un certo sen­so, altrettanta partecipazione emotiva per le uma-nissime parole di padre Fusi, un prete sampdoriano come lui stesso ha voluto definirsi, impegnato da oltre quarant'anni nella difficile opera di rieduca­zione e rinserimento dei giovani sordomuti.
Mancini, con la semplicità di sempre, non ha sa­puto nascondere quanto gli stia a cuore il traguardo... di Bernasconi: «È una cosa importantissima, che rimane nel tempo. È un re­stare ancora più vicini all'affetto dei tifosi, vale a dire a una componente fondamentale per chi fa que­sto mestiere».
Così Roberto, perfettamente a misura di se stesso, e a ulteriore conferma di una scelta da qui all'eternità che non pare aver fatto solo lui. Enrico Mantovani, non a ca­so, ha por sfiorato il tema rinnovi di contratto, ed è stato molto chiaro:
«So­stanzialmente sono quat­tro gli accordi che ci pro­poniamo di concludere in questi giorni, prima della trasferta in Oriente. Due riguardano le scadenze im­minenti dei contratti di Nuciari e Invernizzi. Gli al­tri due riguardano ovvia­mente Mancini e Lombardo, per i quali si tratta di prolungare in anticipo il rapporto che oggi li lega a noi rispettivamente ancora per uno o due anni». Gli applausi alla Sampdoria del passato, nel stupenda palazzina che ospita il club Pisa, si sono perciò presente, al cui giovane presidente la tifosa ha voluto confermare a che nell'occasione di que sto premio la grande simpatia con cui ne aveva salutato pochi mesi fa la decisione di occupare la poltrona che fu di suo padre. Non è mancato qualche spicciolo tecnico, perché presenza di Eriksson era ghiotta, per i sostenitori della Samp. All'allenatore è toccato il compito di ribadire per l'ennesima volta che proprio tutte le speranze per Gullit non sono ancora tramontate e che comunque, se Ruud se ne andrà, la Samp non stravolgerà certamente il suo volto tattico. «Anche per­ché in tal caso — ha ag­giunto Eriksson — sono si­curo che troveremo qualcuno di grande valore in grado di sostituirlo. Una squadra non si basa su un solo uomo, nemmeno se questo è un fuoriclasse as­soluto».
Un abbraccio e un brindisi tra il «vecio» e la ban­diera blucerchiata di oggi hanno concluso la serata. Con padre Fusi a ripetere a se stesso che essere sampdoriani, nelle occasioni della bontà, fa anche bene al cuore. E se lo dice lui, che sta in trincea sul fronte del dolore da quasi mezzo secolo, si può stare tranquilli: anche il calcio, usato in un certo modo, ha le sue brave valenze per fa­re un po' di bene.

Federico Buffoni