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La Gazzetta dello Sport - giovedì 28 aprile 1994 |
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Consegnato ieri un premio al giocatore che è stato una grande bandiera sampdoriana |
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Dici Samp e pensi a quei due |
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Abbraccio Bernasconi-Mancini: mai nessuno più blucerchiato di loro |
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GENOVA
— «La Sampdoria è un albero buono, e dà buoni frutti». Ha chiuso
così, ringraziando commosso, padre Pietro Fusi, dell'Istituto
Nazionale Sordomuti, al quale il premiato di ieri, una bandiera della Samp di tutti i tempi, ha devoluto il contributo finanziario collegato
al premio. I donatori erano i tifosi di un club un po' speciale come quello dei dipendenti della Banca Carige. Speciale perché, in collegamento con la Fondazione dell'Ente, presieduta dal professor Fausto Cuocolo, attribuisce ogni anno un riconoscimento a un personaggio blucerchiato impreziosendolo con 4 milioni da devolvere in beneficenza. Una cosa bella, insomma, perfettamente in linea con quanto la società di via XX Settembre sta facendo in più di due lustri in varie occasioni, per sostenere concretamente chi ha bisogno o per smuovere l'attenzione della gente sui problemi dei meno fortunati. Ad avvalorare questa unità d'intenti tra il club della Carige e la società Sampdoria, ieri sera, a presenziare alla premiazione c'erano il presidente Enrico Mantovani, l'allenatore Eriksson e il capitano Roberto Mancini. Quest'ultimo c'era, in realtà, in una doppia veste. Perché il premiato di quest'anno è un giocatore simbolo come lui, soltanto con trent'anni di più sulla carta d'identità e con un intervallo altrettanto lungo nei campionati disputati in maglia blucerchiata. Gaudenzio Bernasconi, allora detto «l'orsacchiotto», era il numero cinque tout court di una Sampdoria che fu grande a sua volta in anni altrettanto difficili degli attuali per chi provava a scalare l'olimpo calcistico senza avere alle spalle le metropoli. |
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«Sostanzialmente
sono quattro gli accordi che ci proponiamo di concludere in questi
giorni, prima della trasferta in Oriente. Due riguardano le scadenze
imminenti dei contratti di Nuciari e Invernizzi. Gli altri due
riguardano ovviamente Mancini e Lombardo, per i quali si tratta di
prolungare in anticipo il rapporto che oggi li lega a noi
rispettivamente ancora per uno o due anni». Gli applausi alla Sampdoria del passato, nel stupenda palazzina che ospita il club Pisa,
si sono perciò presente, al cui giovane presidente la tifosa ha
voluto confermare a che nell'occasione di que sto premio la grande
simpatia con cui ne aveva salutato pochi mesi fa la decisione
di occupare la poltrona che fu di suo padre. Non è mancato qualche
spicciolo tecnico, perché presenza di Eriksson era ghiotta, per i
sostenitori della Samp. All'allenatore è toccato il compito di
ribadire per l'ennesima volta che proprio tutte le speranze per Gullit
non sono ancora tramontate e che comunque, se Ruud se ne andrà, la
Samp non stravolgerà certamente il suo
volto
tattico. «Anche perché in tal caso — ha aggiunto Eriksson —
sono sicuro che troveremo qualcuno di grande valore in grado
di sostituirlo. Una squadra non si basa su un solo uomo, nemmeno se
questo è un fuoriclasse assoluto». Un abbraccio e un brindisi tra il «vecio» e la bandiera blucerchiata di oggi hanno concluso la serata. Con padre Fusi a ripetere a se stesso che essere sampdoriani, nelle occasioni della bontà, fa anche bene al cuore. E se lo dice lui, che sta in trincea sul fronte del dolore da quasi mezzo secolo, si può stare tranquilli: anche il calcio, usato in un certo modo, ha le sue brave valenze per fare un po' di bene.
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