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CORRIERE MERCANTILE giovedì 28 aprile 1994 |
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Il
primatista di presenze in blucerchiato premiato dal Club Carige |
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E Bernasconi lo incorona |
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Il prossimo settembre Roberto gli
strapperà
il record, superando quota 338 |
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dell'ex centrocampista sampdoriano e
da 46 anni al servizio dei giovani sordomuti, che lui sa curare,
istruire ed avviare anche allo stadio, come spettatori. A lui Bernasconi
ha consegnato i 4 milioni del riconoscimento, meritandosi un altro
elogio da Mantovani jr. ben felice (oltreché orgoglioso) che certe
iniziative benefiche continuino a legarsi ai colori blucerchiati. Bernasconi ha accettato di passare idealmente il testimone a Mancio e non pare triste per l'imminente perdita del primato. «Lo sarei se mi superasse un giocatore me-diocre, ma Mancini è un campione autentico. Niente da dire». Lui resta blucerchiato sino al midollo, anche se nel suo cuore trova un angoletto pure l'Atalanta, la formazione della sua Bergamo. A Genova ha lasciato un fratello e una sorella ed una casa ad Albaro, che ha deciso di affittare. La Superba, insomma, gli evoca ricordi freschi, che si agganciano pure alio sport: «Ogni tanto vado a Marassi per tifare Samp, ma non ho mai partecipato ad alcuna trasferta europea». Quel celebre maggio a Budapest e in Russia L'Europa, già. Gaudenzio fruga nel sacco dei ricordi e rammenta il viaggio a Buda pest in occasione del retour match di Coppa delle Fiere contro il Ferencvaros. «Quello era un campo da pattinaggio su ghiaccio e noi non avevamo i tacchetti adatti. Ne prendemmo sei. Ricordo anche la tournée in Russia: dall'Italia avevamo portato molte paia di calze per barattarle con prodotti locali, ma non trovammo assolutamente nulla da acquistare». Altri tempi, ma Bernasconi non rimpiange di essere nato in anticipo. «Sono contentissimo di quanto ottenuto dal football, non mi lamento assolutamente. Certo, quel calcio era molto differente: si giocava con molta tecnica, ma senza eccessivi tatticismi. Solo con Lerici abbiamo studiato schemi a tavolino, ma non con Monzeglio e gli altri». Anche lui ha indossato la maglia azzurra («Non era semplice inserirsi nella politica dei blocchi degli squadroni» - precisa), e per molti è sgorgato spontaneo un paragone con Vierchowod. Lui lo respinge: «Innanzitutto, complimenti a Pietro: a 34 anni suonati, è straordinaria la sua freschezza atletica. Entrambi giocavamo d'anticipo e forse lui è un po' più cattivo di me, che venivo accusato di essere troppo buono. Vero, non ho, mai fatto male a nessun avversario, e ne sono fiero. Tornando al raffronto, noto che lui ogni tanto la butta anche dentro, mentre io non ho mai segnato un gol. A quei tempi non si superava mai la metà campo, badando esclusivamente a rompere il gioco altrui. Solo una volta, a Vicenza, fui impiegato da Monzeglio come centravanti, ma prima ancora di toccare un pallone eravamo già sotto di due reti...». Una cascata di rimembranze. Per esempio, quel duello torinese con John Charles ripreso dalla tv. «Che rabbia. Controllai magnificamente il gallese senza commettere un fallo, ma lui, mentre stava cadendo a terra, in torsione, mi buggerò. È stato il più grande di quel tempo al pari di Nordhal, che aveva il mio stesso passo: velocissimo sul breve ed anche robusto». Quanta armonia in quella squadra! Dagli antagonisti ai compagni. «In quella Samp mai un bisticcio, una discussione in campo. Molti dei vecchi compagni oggi non ci sono più, ma che bravi. Rammento Ocwirk, quello Skoglund che appena giunto dall'lnter, promise che non avrebbe più bevuto. A Caldirola, invece, si scolò parecchio vino e fu pizzicato a camminare sul tetto. Eppoi Bergamaschi, che chiamavamo Spanna in onore al padre, che lavorava in un caseificio di Crema: non l'ho più incontrato. Invece ogni tanto mi vedo a cena con Vicini, che abita a Brescia e i cui figli erano amici dei miei. Azeglio fu soprannominato Zanzara perché era molto buono, ma ogni tanto pungeva pesantemente». Gaudenzio, un fiume in piena. «Una bella Samp, la nostra, specie con Ravano presidente, lo feci in tempo ad evitare anche la prima retroces-sione. Certo, oggi è tutto diverso: un Samp-Triestina tren-t'anni fa attirava a Marassi 7/8 mila spettatori, e Genoa-Triestina ne calamitava più di 20 mila. Era una società giovane, la nostra, ma già emergente» |