IL SECOLO XIX  5 APRILE 2001

premiato col CARIGE

Lippi consola i blucerchiati sconfitti «Derby? L'Avvocato voleva il campionato»



Marcello Lippi

Genova. La sconfitta del derby ha lasciato il segno: lo spettro della stracittadina aleggia anche sulla cerimonia di consegna del decimo premio del "Sampdoria Club Carige", ricevuto ieri sera da Marcello Lippi. E così, quella che dovrebbe essere una festa a scopo benefico (il premio è un assegno di cinque milioni, devoluto dal tecnico toscano all'associazione "San Marcellino", che assiste persone bisognose) si è trasformata in un'occasione per tornare sulla partita di lunedì: «Mi spiace - ha sottolineato il presidente Enzo Garufi - che questa manifestazione si svolga in un giorno non lontano da uno triste. Porto le scuse della società per quanto accaduto nel derby». Domenico Arnuzzo ha tentato di rincuorare i tifosi presenti: «Sarebbe stato meglio se avessimo vinto, ma non è questo il nostro obiettivo. Marcello, comunque, mi è stato utile per far allontanare la delusione».
E' stato infatti Lippi, abbronzato e sorridente, a riportare un po' di buon umore. «Lunedì - ha scherzato - non è stata una brutta giornata: sono andato al mare; e solo andato male un avvenimento sportivo, che all'andata la Samp aveva vinto». E ancora: «Nel primo anno alla Juve ho perso entrambi i derby, ma l'Avvocato mi ha chiamato dicendo che non gliene importava nulla, perché il no­stro obiettivo era vincere il cam­pionato. E' questa la mentalità che serve».
 Il tecnico è stato omaggiato dalla Samp di ieri (Gaudenzo Bernasconi, Bolzoni, Arnuzzo) e di oggi (Cagni, Vergassola, Grandoni): «Sono felice di avere di fronte la storia blucerchiata dagli anni '50». Sul suo futuro è stato laconico: «Ho voglia di tornare ad allenare, speriamo che arrivi una squadra. Per ora il mio nome è stato acco­stato a grandi club e ne sono onorato, ma vivo alla giornata. ! Comunque manco da un po', ma non mi pare che per questo nessuno si sia fatto venire l'esauri­mento nervoso». E' di buon umore, è carico, e ha riportato l'allegria in una sala depressa. Solo Garufi non si lascia trascinare da tanto entusiasmo: «Non lo dico da tifoso, ma da genovese. E' una tristezza che lo stadio si riempia solo al derby: è un segno di decadenza della città, della quale il calcio risente». Sulla cessione della società si è detto fiducioso: «I tempi sono lunghi non perché manchi un compratore, ma perché chi vende vuole garanzie».

Giuliano Gnecco