IL LAVORO  16 maggio 2002
Marco Preve
 
«RAGASSI fatevi una bella spremuta di cucujanji e poi andate a Como e mangiategli le orecchie», dice Josè Altafini, «oppure spezzategli una gam­ba» gli fa eco Serse Cosmi. No, l'ex campione brasiliano e l'al­lenatore del Perugia non c'entrano, sono solo le loro voci, or­mai famosissime grazie ai vari tormentoni, prese a prestito da Maurizio Crozza per spronare i giocatori della Samp, perché abbandonino il pantano della bassissima classifica, dove più si rischia la serie C.
L'attore genovese — in que­sto momento sicuramente il comico più popolare d'Italia grazie alle imitazioni-interpretazioni — ieri pomeriggio ha fatto un bagno blucerchiato grazie al premio che gli è stato consegnato dal Sampdoria Club dei di­pendenti Carige nella loro nuova sede di via XX Settembre.
Il premio, che è giunto alla 11 edizione, consiste in un assegno («ma almeno è coperto? ha chie­sto l'attore al momento della consegna) del valore di 2500 euro che Crozza e sua moglie Carla Signoris hanno deciso di devolvere alla "Casa dell'Angelo", comunità religiosa che si occupa del recupero di minori.
L'arrivo di Crozza, con in te­sta una delle sue
Premiato dal circolo blucerchiato della Carige Maurizio Crozza, il comico più "in" del momento
 
LE VOCI DEL CALCIO
 
Da Altafini a Cosmi passando per Scoglio
 
Maurizio Crozza con Fiorello sugli schermi del sabato sera di raiuno

"E' un sampdoriano
vero, uno che allo
stadio soffre"
spiega Arnuzzo

L'ex componente dei Broncoviz non ha mai
fatto mistero della propria fede pallonara

inseparabili papaline, è stato salutato da un applauso e dall'assalto di microfoni e telecamere con le quali si è più volte sdoppiato ri­spondendo con i suoi personaggi più celebri.
E non poteva mancare, vista l'occasione, un "infiltrato". Il tono del "professore" è inconfondibile: «A Genova c'è una sola squadra, è il Genoa».
Poi Maurizio torna sé stesso
e rivolge le sue attenzioni alla squadra
del cuore: «Ci penseranno i 2 giovani a far tornare grande la squadra, anzi tre, anche se uno è troppo giovane e sta ancora nella primavera».
 Il terzetto è quello composto dai due senatori in attività Attilio Lombardo («lui è addirittura un bambino devono ancora spuntargli i capelli») e Marco Lanna, mentre la
giovane pro­messa è l'ex Giovanni Invernizzi.
Dopo Altafini e Scoglio e una

 

 

parentesi dedicata a Pavarotti, è il momento di Candido Cannavo, direttore storico della Gazzetta dello Sport, questa volta in versione genovese: «II mio giornale è tanto antico che Colombo   quando   arrivò   in America trovò la Gazzetta. Solo che era quella del giorno pri­ma». Colombo uguale Genova: «La mia città, il mio carattere. Che è quello chiuso, schivo, di chi se ne vuoi star chiuso nella sua casetta. Forse è per questo che mi piace camuffarmi per pudore». Il presidente del club lo rin­grazia, c'è chi gli dice che la sua simpatia è incontenibile, che sa scatenare il riso dal nulla. Ma anche a Crozza capita di non riuscire a sorridere,   capita che   sul   suo volto si disegni la   maschera della tragedia. «Succede   in queste ultime settimane, quando lo vedo in tribuna con il volto triste, tirato, è un doriano  vero, uno  che  soffre» spiega Do­menico   Arnuzzo,   direttore   sportivo blucerchiato.

Ma Crozza, continuerà a far­ci ridere con la nuova Rai targata Casa delle Libertà? «Sono arrivato a Quelli che il calcio grazie a Freccero — risponde l'attore che fondò i Broncoviz—, è stato lui che ci ha permesso di fare una squadra fantastica. Io mi auguro che non ci siano problemi, fino ad oggi non ci sono segnali particolari. Io ho cono­sciuto il presidente Baldassarre da Fiorello, gli ho solo stretto la mano e l'ho salutato. Se un giorno qualcuno mi dovesse dire che la mia comicità non va più bene, allora vedrò che cosa fare, quali strade prendere».